Cimitero allegro

Salta all’occhio il Cimitero Allegro di Săpânţa in Romania, dall’idea di uno scultore locale di decorare le lapidi con mattonelle colorate e frasi ironiche sulla vita del defunto, da allora sono sorte più di 800 tombe, uniche ma simili, tutte smaltate nelle più allegre tonalità con prevalenza di toni azzurri e blu. In totale antitesi rispetto alla solennità che talvolta si fa pesantezza nei tipici luoghi di sepoltura di tutto il mondo, nel Cimitero Allegro si respira un’aria di leggerezza.
Pare che secondo l’antica popolazione rumena e i culti legati al dio Zalmoxis si concepisca la morte come momento di gioia, in quanto passaggio dalla vita mortale ad uno stato di felicità eterna.

Diversa e variegata è la posizione e la concezione del pensiero medio europeo. Un significato che nei secoli si è trasformato radicalmente da luogo solenne per ricordare i propri defunti all’estremo psicologico opposto con le pratiche di cremazione.

Il cimitero ha una vera e propria funzione sociale nel processo di elaborazione del lutto. La tomba è legata al ricordo permanente e insostituibile del defunto; il cimitero diventa allora la rappresentazione esterna di qualcosa che va organizzata nel pensiero di chi resta.

C’è insomma chi va al cimitero per ricordare, per rendere i morti vivi, quasi con una funzione immaginifica.

All’opposto ci sono persone che ritenendo che dopo la morte non ci sia nulla, disprezzano il cimitero e statisticamente sono i più propensi alla cremazione. Il cimitero per chi è di questa idea ha una funzione esclusivamente igienica e non certo il luogo per ritrovare qualcosa che non c’è più.

Poi c’è una terza via sia a livello sociopsicologico che architettonico che centra il pensiero su chi resta; è un pò l’idea dell’idealismo crociano il cui slogan era “via dalle tombe” ma in generale raccoglie un po’ l’opinione di chi pensa che da una parte ci sono i morti dall’altra, possibilmente ben distante, la città dei vivi. Il cimitero per queste persone è una sorta di rito del 2 novembre unico giorno in cui ci si concede il dubbio che la morte è pur sempre lì a due passi o un memoriale in qualche modo vivo dato che i morti “abitano in un posto”.

Ed è forse questa l’idea della bella cittadina Svizzera di Montreux, un cimitero pieno di fiori e di una zona ristoro. Un vero e proprio punto di ritrovo, in cui seduti ad un tavolo si può prendere un caffé o mangiare un dolce, pregare o scambiare opinioni, una strada aperta insomma per vivere la separazione e sconfiggere il dolore.

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